L’Albero del Dono e della Pace


storia di un’opera collettiva che unisce la comunità

Un disegno condiviso, centinaia di tessere colorate e mani di ogni età di volontarie e volontari, ma anche di cittadine e cittadini che, durante la Festa del Volontariato di Ferrara 2025, si sono intrecciate per dare forma a un messaggio universale: quello del dono, della solidarietà e della cura reciproca. Il mosaico a collage “Albero del dono e della pace” è la testimonianza concreta di ciò che accade quando un territorio decide di fare rete. E oggi l’opera dona una presenza viva e colorata all’interno della Casa della Comunità di Ferrara, ricordando a chiunque vi passi il valore inestimabile del Terzo Settore.



La Nuova Ferrara


Il Resto del Carlino



Dalla piazza alla comunità: come nasce l’opera – L’opera affonda le sue radici nella Festa del Volontariato di Ferrara, tenutasi in Piazza Ariostea per l’edizione 2025. In quella giornata di festa, promossa e coordinata dal CSV Terre Estensi odv, oltre cinquanta associazioni del territorio si sono unite per accogliere cittadini, famiglie, giovani, studenti degli istituti superiori ferraresi.

Attraverso laboratori aperti e giochi di partecipazione, centinaia di persone hanno contribuito personalmente alla composizione del mosaico. Ogni frammento incollato è simbolo di un gesto spontaneo di adesione ai valori della solidarietà, trasformando un evento di piazza in un cantiere creativo a cielo aperto. L’ispirazione artistica: Il soggetto dell’opera si basa sul disegno generosamente donato dal Maestro d’Arte Raffaele Ghelfi.

Il legame con il territorio: Il mosaico posizionato nella Casa della Comunità “Cittadella S. Rocco” è la replica dell’originale installato presso il Giardino dei Donatori di Sangue dell’Arcispedale Sant’Anna a Cona, creato in occasione della piantumazione dell’Albero della Pace e del convegno dedicato al “dono in sanità” promossi da AIDO, AVIS, ADMO.

Un ponte tra memoria e futuro della cura – La collocazione della replica alla Cittadella San Rocco vuole creare un filo conduttore ideale tra la sede storica nel cuore della città e il polo ospedaliero di Cona, mantenendo viva in entrambi i luoghi la vocazione all’accoglienza.